688 101. L'abate del monastero di San Giustino, nella
diocesi di Perugia, incontrò un giorno Francesco e,
sceso velocemente da cavallo, si intrattenne brevemente con
lui a parlare della salvezza della sua anima. Quando alla
fine si allontanò, gli chiese umilmente di pregare
per lui. «Pregherò, signore, volentieri»,
rispose Francesco.
L'abate si era allontanato di poco, quando il Santo, rivolto
al compagno, gli disse: «Aspetta un poco, perché
voglio soddisfare il debito di ciò che ho promesso».
Aveva infatti questa abitudine, di non gettare dietro le spalle
la preghiera richiesta ma di adempiere quanto prima una tale
promessa. Mentre il Santo supplicava il Signore, subito l'abate
provò nello spirito un calore insolito ed una dolcezza
sconosciuta fino a quel momento e, rapito fuori dai sensi,
gli sembrò proprio di venire meno. Si fermò
un istante, poi ritornato in se stesso, constatò la
potenza della preghiera di san Francesco.
Per questo provò un amore sempre più grande
per l'Ordine e riferì a molti il fatto come un miracolo.
Questi sono i piccoli doni che devono farsi tra loro i servi
di Dio, tale lo scambio vicendevole che si addice loro riguardo
al dare e al ricevere. Quel santo amore, che a volte è
chiamato spirituale, è contento del frutto dell'orazione;
la carità tiene poco conto dei poveri doni terreni.
Credo sia proprio dell'amore santo aiutare ed essere aiutati
nella lotta spirituale, raccomandare ed essere raccomandati
davanti al tribunale di Cristo.
Ma a quale grado di preghiera pensi che dovesse salire chi
ha potuto in tale modo innalzare un altro con i suoi meriti?